Project Description

In Italia Rete Natura 2000 conta, circa 3.000 siti. Di questi 590 sono ZPS e 2.280 SIC (futuri ZSC). Alcune aree, data la loro importanza per gli uccelli ma anche per altri gruppi animali e vegetali e per gli habitat, sono state dichiarate sia ZPS che SIC. Insieme queste aree ricoprono circa il 19,3% del territorio nazionale.

Il Lago di Santa Luce è classificato come ZSC ( Zona Speciale di Conservazione ) per il grande valore che riveste per la conservazione di particolari habitat e specie animali e vegetali. In particolare sono di interesse comunitario 34 specie di uccelli ( tra le oltre 150 censite ), 3 specie di anfibi, 5 specie di rettili e un importante habitat legato alla vegetazione palustre.

MAPPA SITI

INDICE

Zone Umide
Conservare
No al declino
Convenzioni
Rete Natura 2000
Confronto

Le zone umide: scrigni di biodiversità

Le zone umide sono tra gli ecosistemi più ricchi di vita che il nostro Pianeta offre.
La ricchezza è espressa in termini di diversità biologica e ambientale e di adattamento: qui la vita si è evoluta con particolari specificità ed elevata produttività.
La ricchezza di vita:
“La diversità biologica è la variabilità tra gli esseri viventi in tutte le sue forme […] essa comprende la diversità all’interno di ogni specie, tra le specie e degli ecosistemi.” (Art. 2, Convenzione sulla Diversità Biologica)
La biodiversità è l’espressione assoluta della varietà della vita sulla Terra, che nel corso dei millenni si è evoluta e trasformata interagendo con l’ambiente circostante, differenziandosi in milioni di forme. Strategie di sopravvivenza e adattamenti straordinari che hanno permesso la formazione di una grande diversità di ecosistemi, dai boschi alpini alle barriere coralline dei mari tropicali.
Tante forme di vita
La diversità biologica può essere studiata a diversi livelli:
– diversità genetica, esprime la variabilità del patrimonio ereditario in ciascun individuo: ogni individuo differisce leggermente dagli altri. Questa diversità rappresenta l’assicurazione per la sopravvivenza, perché, quando le condizioni variano, almeno una parte degli individui può riuscire ad adattarsi alla nuova situazione.
– diversità degli organismi, dà un’idea della ricchezza di specie presente in un determinato ambiente.
– diversità ecologica, abbraccia le differenze esistenti tra i vari habitat, dalle nicchie occupate da singole specie, via via verso ecosistemi più grandi, fino agli immensi biomi (es. la foresta boreale).

La biodiversità è massima nelle zone tropicali ed è minima in corrispondenza dei climi più rigidi. Esistono zone di estensione relativamente limitata molto ricche di specie, chiamate hotspots. Queste aree sono di importanza prioritaria per la conservazione. È comunque necessario preservare aree di vasta estensione in tutti i biomi terrestri, anche alle alte latitudini.

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Perché è importante conservare la biodiversità

La biodiversità rappresenta un patrimonio inestimabile da cui dipende l’equilibrio del Pianeta e la nostra stessa esistenza. Miliardi di organismi che ogni giorno contribuiscono ai processi fondamentali della biosfera, dai cicli biogeochimici alla mitigazione del clima, assicurandoci tutta una serie di servizi indispensabili: aria e acque pulite, cibo e materie prime, fertilizzazione dei suoli e prevenzione del rischio idrogeologico.
La biodiversità del nostro pianeta è in serio pericolo. Le minacce sono molteplici e tutte riconducibili ad attività umane. Ogni essere vivente è parte di una complessa rete di relazioni che legano le componenti di un ecosistema, la perdita di un qualsiasi tassello di questo mosaico può comportare una serie di squilibri e una riduzione della funzionalità dell’ecosistema.

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Fermare il declino della biodiversità

1) Istituire almeno il 10% del territorio su scala globale come aree protette per consentire il mantenimento delle aree naturali necessarie per la riproduzione e lo sviluppo di specie ed ecosistemi.
2) Incentivare le pratiche agricole che favoriscono la biodiversità e minimizzano l’uso di pesticidi, come l’agricoltura biologica.
3) Ricercare un uso sostenibile della pesca, dal momento che gli stock ittici sono già compromessi.
4) Rendere lo sviluppo urbano più sostenibile per consentire una coesistenza dell’uomo con le specie animali e vegetali.
5) Combattere il cambiamento climatico e adottare strategie di conservazione adattative
che tengano conto dei possibili mutamenti ambientali.
6) Combattere l’invasione delle specie introdotte artificialmente negli habitat. Tali specie aliene possono creare seri problemi alla flora e alla fauna locali.
7) Integrare la biodiversità in tutti i processi di policy-making, in quanto gli ecosistemi
e la biodiversità sono alla base di tutti i sistemi economici.

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Le Convenzioni Internazionali

Le convenzioni internazionali per la conservazione del patrimonio naturale

• Convenzione di Ramsar (1971) – afferma l’importanza delle zone umide per la conservazione della biodiversità e per il benessere delle comunità umane.
• Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Culturale e Naturale Mondiale (1972) – individua una lista di siti da preservare a beneficio di tutta l’umanità.
• Convenzione sul Commercio Internazionale di Specie Minacciate di Estinzione – CITES (1973) – regolamenta il commercio di specie vegetali e animali.
• Convenzione sulla Conservazione delle Specie Migratorie Appartenenti alla Fauna Selvatica – CMS o Convenzione di Bonn (1979) – ha come scopo la protezione di tutte le specie animali che attraversano i confini delle nazioni durante le loro migrazioni.
• Convenzione di Berna (1979) – in questo trattato, che riguarda l’Europa, si riconoscono le specie selvatiche e gli habitat naturali come patrimonio naturale da preservare per le generazioni future.
• Convenzione sulla Diversità Biologica – CBD (1992) – accordo storico firmato da 150 Paesi a conclusione del primo Summit sulla Terra tenutosi a Rio de Janeiro. Per la prima volta è stata riconosciuta l’importanza delle risorse naturali e di un modello di sviluppo alternativo per il futuro del genere umano.

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Rete Natura 2000

RETE NATURA 2000: la rete Europea per la biodiversità
“È costituita una rete ecologica europea coerente di zone speciali di conservazione, denominata Natura 2000. […] La rete Natura 2000 comprende anche le zone di protezione speciale classificate dagli Stati membri […] ”. (Art. 3 Direttiva Habitat)
La Rete Natura 2000 è un sistema di aree importanti per la conservazione di habitat e specie gravemente minacciate ed è formata da Zone di Protezione Speciale (ZPS) e da Zone Speciali di Conservazione (ZSC).
La costituzione di Rete Natura 2000 è prevista da due direttive comunitarie: la Direttiva Uccelli (79/409/EEC) e la Direttiva Habitat (92/43/EEC).

Fig. Come si forma la Rete

La Direttiva Uccelli, adottata nel 1979 e recepita in Italia con la Legge 157 del 1992, ha lo scopo di proteggere tutte le specie di uccelli selvatici presenti naturalmente in Europa.
La Direttiva Habitat, adottata nel 1992 e recepita in Italia attraverso il DPR 357/97 (successivamente modificato dal DPR 120/03), garantisce la protezione di habitat e specie diverse dagli uccelli.
Rete Natura 2000 rappresenta lo strumento politico e legislativo per la salvaguardia della biodiversità nell’Unione Europea.

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Le Direttive a confronto

Tutti gli stati membri sono obbligati a contribuire alla costruzione e al mantenimento di Natura 2000, mettendo in pratica le misure necessarie per la salvaguardia delle aree designate. In Italia l’individuazione dei siti è stata condotta dalle Regioni che hanno poi inoltrato le liste al Ministero dell’Ambiente.
Rete Natura 2000 è l’iniziativa più ambiziosa che sia stata mai intrapresa per conservare il patrimonio naturale dell’Unione Europea. Coinvolge 27 paesi (gli stati membri dell’UE), che sono chiamati a coordinare i loro sforzi per proteggere le specie più vulnerabili del vecchio continente. Ma è anche una sfida: riuscire ad integrare le attività umane con la conservazione della natura.

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